Quinta Edizione 23 ottobre - 19 dicembre 2009

17 - 18 dicembre 2009
La signora che guarda negli occhi
Teatro
7 euro - il botteghino del teatro č aperto dalle ore 19 del giorno dello spettacolo
di Sabrina Petyx, regia di Giuseppe Cutino, con Maria Cucinotti, Filippo Luna, Sabrina Petyx, scena e costumi Daniela Cernigliaro, disegno luci Marcello D'Agostino, registrazioni Roberto Agrestini, aiuto regia Claudia Puglisi
Dare voce e azione alla trappola sotterranea che pizzo e usura serrano intorno alle loro prede è cercare di rappresentare l'irrappresentabile guardando negli occhi la paura e sfidandola con parole quotidiane, parole riconoscibili che sanno stare sulla bocca di vittime e carnefici con la stessa efficacia. "Chi deve pagare pagherà". Ma chi pagherà alla fine? Che prezzo si deve pagare per non pagare più? Quanto coraggio serve per avere coraggio? La signora che guarda negli occhi è un confronto a viso aperto con un tema che fonda la sua esistenza sull'imperativo delle non parole, sul silenzio, sull'omertà.
Sulla paura. La paura è una signora che guarda negli occhi e costringe ad abbassare la testa. La vergogna è una signora che negli occhi non si fa guardare. Che attacca alle spalle, che non si fa vedere. Una società civile stretta nella morsa della paura è destinata a soccombere. Guardare negli occhi la verità e saperla mostrare.
Tre attori in scena, tre differenti linguaggi, tre differenti prospettive che si moltiplicano per riflettere una realtà dai confini troppo estesi, che si espandono con la complicità del silenzio che li accompagna. Scegliere di denunciare, avere il coraggio di guardare negli occhi i propri aguzzini, si può? Forse no. Eppure si deve. Ma il confine fra un sì e un no è fragile. Arrivare a poter dire sì impone l'attraversamento di un percorso fatto di contraddizioni, furia, sottomissione, esasperazione, possibilità e impossibilità, fiducia e sfiducia. Il progetto da cui nasce La signora che guarda negli occhi parte dalla necessità e dalla richiesta di un territorio dove l?infiltrazione mafiosa e il potere del racket hanno raggiunto, in questi anni, un potere massimo, un territorio dove, tuttavia, qualcosa di nuovo ogni giorno accade, dove aumenta il numero di chi denuncia o di chi si oppone. La scelta è di portare sulla scena non una storia ma una condizione. Uno spettacolo di piani sovrapposti, una camera degli specchi dove l'immagine dell'altro diventi prigione o via di fuga. Parole di ogni giorno per gesti quotidiani che diventano estremi. Persone in carne ed ossa, per vite scarnificate che si raccontano con parole semplici.
Vite per cui il quotidiano, una "vita normale", non esiste più.
























