26 novembre 2009
Scenari Palermitani
Scenario a Palermo
7 euro
Eden (Studio) Finalista Premio Scenario 2009
Compagnia Nuda Veritas (Palermo)
con Marta Capaccioli, Diego Invernizzi, Daniela Macaluso, Antonio Stella, Giovanna Amarù
regia e coreografia di Giovanna Amarù
«Dio fece quindi piegare il popolo per via del deserto» (Esodo, 13, 18)
Sovrane insegne, ci ripetiamo per vivere, l'accaduto accadrà. L'esatto Teorema di cinque figure doppie, come primo/ultimo seme di una discendenza e di una separazione, colate in imbuto, in un luogo dove, svanito il tempo, lo spazio perde la sua misura. La storia è una smorfia della ragione, il ripetere è in ciascuno attesa di chiarimento, felicità nella norma ed esercizio di proprietà, il deserto è l'ammontare dei passi e delle teste cadute, i frutti sono tumescenze terrestri e le corone concrezioni del desiderio. Elogio dei dolci giorni comuni, Eden senza memoria e profondità, miserabile magnificat di quando si compiva il destino ciecamente. Chi sarà qui domani, chi se ne andrà porterà via noi stessi o chi credevamo di essere e l'esodo dalla casa ci renderà stranieri, docili come bestie, insoluti e insolventi, eredi del diritto alla colpa e del rovescio della salvezza.
Donna Matelda è la madre Lucia. Deifobo è il padre Paolo. Serafino è il figlio Pietro. Proserpina è la figlia Odetta. Didone è la serva Emilia.
In scena l'abbondare del rame e un albero incrostato di foglie, che è pure scudo metallico di antiche battaglie. Che è riparo della nudità prima e ultima del corpo. L'arco del dramma è pensato come processo chimico d'ossidazione, che offre alla vista il passaggio dal riverbero solare e minerale alla fioritura e muffa d'un verde opaco. Il medesimo verde dell'ortica e del basilico, dell'alloro e della spina, cantato e testimoniato in poesia e profezia. Lo stesso del giardino della prima casa, da cui bisogna andarsene. Ironia di una vita che s'infiltra e corrompe, che passa dal muso alla coda impazzita del cane che insegue. Che lascia segni e indicazioni ai seguenti, senza spiegare.
MASCULIATA Finalista Premio Scenario 2009
un progetto di Monica Andolina, Delia Calò, Giada Robbiano
con Monica Andolina, Delia Calò, Anton Giulio Pandolfo
Musiche di Valeria Di Matteo
Credits Compagnia del Tratto
Masculiata è uno spettacolo grottesco e visionario. In una società del futuro, il potere decide ogni cosa, annullando ogni diversità, stabilendo persino la sessualità degli individui. Nessuna donna, nessuna possibilità di ribellarsi. Un luogo, invece, popolato solo da “masculi”, da uomini cioè (o da donne “masculiate”) che fanno della coercizione l’unico mezzo di comunicazione in una società paranoica e vaneggiante.
Tre i personaggi: Austì e Totò (due donne “masculiate”), e Curò (una donna che sta per essere “masculiata”), in un luogo che ha smesso di rivelarsi, celebrano un rituale sghembo, ‘U leva sapuri. Un rituale imposto che occorre a perpetuare la stoltezza e a privare gli individui di qualsiasi libertà. Un quarto personaggio è rappresentato da una radio, ovvero il potere (Iddi); un potere che determina ogni azione servendosi di alcune strofe di una canzone napoletana (scritte appositamente per lo spettacolo).
Masculiata intende raccontare un futuro prossimo (sempre meno ipotetico), dove non esiste più alcuna libertà d’azione, dove ogni cosa è stabilita da un potere che massifica, ingloba, divora l’individuo e le sue differenze. Un futuro senza alcuna speranza o consolazione o via di fuga o possibilità di svolta o ipotesi risolutiva. Un futuro maledetto, miserabile e accanito. Un futuro che minaccia il futuro a venire di altra noia, altro nulla, altra guerra; un futuro che è già al passato prima di essere al presente, un futuro trascorso. Il riassunto delle puntate precedenti. Un futuro imbarazzante, rinchiuso in se stesso, incartato, un futuro consapevole di ogni vergogna; un futuro che, nonostante tutto, tira al futuro.
Se inizialmente parrà confortante la figura antagonistica di Curò (colei che con un’improbabile rivoluzione ha inteso sconvolgere l’evoluzione dei fatti), il finale restituirà l’impossibilità di una qualsiasi sovvertimento. Tutto rimarrà immoto. Il futuro resterà un’utopia, sarà solo il frutto del pensiero benpensante, che vorrebbe scorgere la speranza persino nella più certa disperazione.
Le tematiche dello spettacolo, sebbene di matrice pinteriana, intendono raccontare un oggi che più oggi non si può. Il marciume di ogni rituale fine a se stesso. L’inesistenza di qualsivoglia spiritualità. L’ignoranza. La depravazione culturale. E tenterà di farlo con le armi dell’ironia, con uno stile che sarà al contempo estemporaneo e articolato, realistico e stravagante.
Infine, una considerazione: la lingua utilizzata non farà sconti di sorta, sarà vivida e popolare, un palermitano violento e realistico dal ritmo ossessivo, che toglie il fiato. Ciò per favorire un’iniziale reazione di estraneità da parte del pubblico, che via via vorremmo venisse risucchiato nella storia, riconoscendovi il plausibile futuro di ognuno. È una scelta estrema, ne siamo ben convinte, ma necessaria, crediamo. Perché se è vero che certo teatro fa incetta della realtà, è altrettanto vero che certa realtà fagocita ogni tentativo di renderla teatralizzabile. Fine della considerazione.
La Compagnia del Tratto si occupa essenzialmente di nuove drammaturgie e nuove musiche. Nasce a Palermo nel 2002, fondata da Rosario Palazzolo e Anton Giulio Pandolfo, con il sostegno di Delia Calò. Dopo circa quattro anni di dubbi, prese di coscienza e sperimentazioni, esordisce nella produzione di nuove drammaturgie con lo spettacolo Ciò che accadde all´improvviso. Nel 2005 si arricchisce della presenza e il contributo di Monica Andolina e Giada Robbiano. E infine, nel 2007, con l´inserimento di Francesco Di Fiore e Valeria Di Matteo (e Luigi Bernardi presidente onorario), si avvicina alla musica contemporanea e alla narrativa. Nel 2007 produce I tempi stanno per cambiare di Luigi Bernardi e Rosario Palazzolo (Premio Oltreparola alla drammaturgia 2007). Sempre nel 2007, nasce Ouminicch’, che la compagnia produce con la collaborazione di Palermo Teatro Festival. Nel 2009, infine, debutta ‘A Cirimonia, coprodotto con Teatro Libero – Stabile D’Innovazione della Sicilia, spettacolo invitato al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano. In ambito musicale, ha prodotto il concerto Visioni e il melologo Male’.
www.lacompagniadeltratto.it