24 novembre 2009
Tempesta
Scenario a Palermo
7 euro
segnalazione speciale Premio Scenario 2009 Compagnia Anagoor (Castelfranco Veneto - Treviso) con Anna Bragagnolo e Pierantonio Bragagnolo, regia di Simone Derai, studio del movimento Simone Derai, Anna Bragagnolo, riprese video Marco Menegoni, Moreno Callegari
Motivazione della Giuria. Per la preziosa indicazione di una scena ove appare possibile coniugare radicamento e modernità, immagine del corpo e concreta presenza della carne dell'attore. Teatro radicato, dove il rapporto inquieto e appassionato con la natura è mediato dall'arte, come scrigno capace di custodire la memoria individuale e collettiva del proprio territorio. Il radicamento si compie qui grazie a una attenta cura compositiva che ruba alla pittura di Giorgione lo stupore del tempo fermato a interrogare la condizione dell'esistenza presente e l'alchimia della trasformazione possibile. L'arte si affianca alla terra a restituirci le nostre radici. Lo spettacolo. Tempèstas in origine significò momento del giorno, solo in seguito divenne condizione, stato atmosferico e infine, in modo speciale, un tempo burrascoso e rovinoso. Ne La Tempesta, nel fregio e in altri dipinti di Giorgione, l'attimo fulmineo viene congelato nella rappresentazione naturale del lampo, dell'atmosfera e della luce di un Veneto che non ritornerà. Erba, terra, vento, nebbie, acqua, luce e nembi: la natura offre un codice - la cui chiave è da ricercare nei testi apocalittici - per annunciare la fine dei giorni. Si profila dagli ultimi studi sull'opera di Giorgione un artista più inquieto del paesaggista idillico romanticamente descritto dalla tradizione. Due influenze culturali sembrano animare Giorgione: da una parte una visione pessimistica del mondo e della sua storia assimilata dalla cultura giudaica, dall'altra la fiducia in una promessa di salvezza e nell'esistenza di strumenti per fare fronte al caos che rimanda contemporaneamente all'umanesimo quattrocentesco, alle aspettative messianiche ebraiche e alla fede, di matrice cristiana. La costruzione drammaturgica e l'invenzione iconografica di Tempesta, prendono le mosse dallo studio della composizione e dei temi nell'opera giorgionesca, tuttavia - lungi dal voler creare un percorso teatrale sulla figura di Giorgione e sulla sua opera - ambiscono ad approdare a una creazione assoluta, cioè libera e indipendente. La nostalgia per un'età della terra e della polvere e il tentativo di conciliarla con la modernità, comprendendo la profonda frattura e le tensioni che questa frattura continua incessantemente a esercitare nel profondo della nostra società, caratterizza da tempo, come una linfa comune, i lavori della compagnia Anagoor. Questa generazione non conosce guerre, avendole l'occidente allontanate da sé e spinte in Terre Sante perennemente ferite e purulenti. Tuttavia è la prima ad aver assimilato l'angoscia di un olocausto nucleare, la paura di pandemie e di un contagio sessuale che ha cambiato per sempre l'amore e le relazioni, l'inquietudine per un visibile collasso ecologico. È questa percezione di noi stessi, locali e globali, visione intima e quadro d'insieme, l'oggetto d'indagine. L'Apocalissi (nel senso e di battaglia finale, e di rivelazione) che ci interessa è tanto quella universale quanto quella personale, di ciascun individuo che sente e soffre il tempo breve della giovinezza, l'irreparabile finitezza. La crescita, la sfida contro il chaos, la caducità. Come in Giorgione l'Anticristo è uno di noi, così è in noi stessi che cresce l'antagonista della nostra personale battaglia.